


La confessione è tra i sacramenti che più suscita dubbi e in molte persone genera un vero e proprio rifiuto.
La confessione dal latino confessio, da confiteor “dichiaro apertamente” . E’ un esplicito riconoscimento relativo a un fatto o a un’idea del confidente.
Nel cristianesimo è la dichiarazione di una colpa commessa in materia morale.
Di cosa si parliamo qui?
La confessione è il sacramento più semplice da capire.
Ci si avvicina a un prete (maschio), ci si mette in ginocchio davanti a lui e gli si raccontano le cose più personali senza guardarlo negli occhi.
Già questa è una situazione imbarazzante, almeno per alcuni.
A quel punto, in quella posizione, devi dirgli la verità su cosa hai fatto durante la tua settimana.
Devi raccontargli la tua settimana privata.
Visto che molti di noi si sono avvicinati a questo sacramento da bambini mi sono chiesto, come poteva essere la nostra settimana a 8-10anni? Quali peccati potevamo commettere?
Sicuramente quello che ci succedeva era qualcosa di grandioso, si scoprivano in continuazione cose nuove, la curiosità ci spingeva a imparare e conoscere.
Ma al prete tutto questo non interessava.
Riassumere a qualcuno la propria settimana in cinque minuti raccontando solo “le cose brutte” svaluta un sacco la vita.
Ci esorta a ripercorrere mentalmente quello che abbiamo vissuto individuando SOLO le situazioni sbagliate, quelle non conformi al protocollo.
Pensa invece che bella esperienza sarebbe stata se il prete ti avesse chiesto: “cos’hai scoperto questa settimana? cosa ti ha meravigliato?”.

Il prete era quella figura colta che leggeva e ti ascoltava.
Oggi andiamo dagli psicanalisti e dagli psicologi per farci ascoltare, per raccontare i nostri problemi.
Un tempo c’era solo il prete.
Con il sacramento della confessione questa figura ti imponeva di raccontargli solo le situazioni brutte che avevi vissuto.
Non dirmi le cose interessanti.
Confessami solo le azioni più brutte così te ne libero.
Il verbo è creatore, e quel che il mago pronuncia si materializza davanti ai suoi occhi.
Tutto ciò che non viene detto, si può benissimo dimenticare.

Ho un ricordo ben preciso della confessione.
Vedo il prete che con entrambe le mani si sorregge la fronte corrucciata, gli occhi chiusi e una smorfia sul volto pensierosa e grave.
Mentre un ragazzino di 10 anni gli racconta i suoi peccati.
Chissà che peccati poteva mai commettere uno scout di dieci anni.
In verità non ricordo cosa confessavo, se ci ripenso vedo solo la sua espressione tesa che diceva “sono cose gravi, gravissime”
Inutile dire che iniziai a evitare con ogni scusa quel momento che mi procurava un profondo disagio.
Davvero l’unico modo che avevo per farmi ascoltare da un adulto era quello di raccontare quello di brutto che avevo fatto?
Quanti bambini come me sono stati obbligati a raccontare quello che il prete voleva sentirsi dire?
Sono un inguaribile romantico e vedo i bambini come le gemme degli alberi in primavera.
Nella loro totipotente maestosità possono diventare quello che vogliono e chi vogliono.
La loro crescita va indirizzata, tutelata e consigliata.

C’era una volta la Chiesa.
Dopo aver introdotto e spiegato il senso di colpa, si rese conto che attanagliava le persone e decise di porvi rimedio.
La soluzione fu la Confessione.
Non farti un’idea sbagliata, credo con fermezza che la Confessione sia un sacramento meraviglioso nella giusta lettura.
Il punto è che la confessione come l’hanno vissuta la maggior parte delle persone, porta a una sottovalutazione sistemica del nostro io interiore.
Ti spinge a sottometterti alla verità di qualcun altro.
Per evitare problemi ti dico quello che vuoi sentirti dire, poi faccio qualcosa che mi dici tu, nel modo in cui mi insegni e mi sentirò meglio, perché mi hai alleggerito dai miei peccati.
Siamo di fronte a un attacco all’autostima tale da creare un adulto disposto ad accettare qualsiasi compromesso lavorativo o di coppia nella vita futura.

Tanti anni fa, si raccontavano solo i peccati commessi, le azioni che ci avevano reso impuri davanti a Dio.
Poi fu introdotto il concetto di peccato di pensiero. E la confessione cambiò faccia.
Anche solo l’aver pensato di compiere qualcosa di brutto lo rende un peccato a tutti gli effetti.
La domanda cambia.
Non è più “che cosa hai fatto di male?”, ma diventa “che cosa hai pensato di male?”.
Questo cambiamento provoca nelle persone un autocontrollo frenetico dei propri pensieri, è come mettere nella testa dei fedeli dei microfoni che monitorino continuamente il flusso dei pensieri.
Il peccato di pensiero provoca nella persona una spaccatura a livello cerebrale, una parte pensa, l’altra controlla quella che pensa.
Prova immaginare invece come sarebbe pensare con il 100% della mente.
Quanta energia sprechiamo a controllarci? A monitorare se quello che diciamo è giusto o sbagliato?
In questa censura mentale autoindotta, cresce la sensazione di essere sbagliati.
Questo frena qualsiasi essere ambisca all’evoluzione, limitandone la creatività e l’espressività.
Limitando il genio.
L’energia segue il pensiero, questo è un concetto ormai assodato, devo sottolineare cosa comporta portare attenzione a ricordare le cose sbagliate invece di quelle belle?

Nel vangelo Gesù non confessa nessuno, ti fa rinascere senza peccato, ti porta lontano dal tuo vecchio io senza bisogno che tu gli racconti nulla.
Il concetto di “confessione dei peccati a un sacerdote” non è riportato nelle Sacre Scritture.
Giovanni ci tramanda:
«Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati, e a chi li riterrete, saranno ritenuti».
Giovanni 20:21-23
e Matteo sottolinea:
Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.
Matteo 6:14-15
Mi sembra chiara l’enfasi sul soggetto, siamo noi a perdonare i peccati, senza intermediario alcuno, il Signore ci ha dotato di questa facoltà, e sarà solamente Lui a perdonare i nostri.
Solo Dio può dare il perdono, e lo dà quando l’uomo sinceramente segue il suo cuore.
Poi c’è un pezzo di Giovanni splendido quanto illuminante:
Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia.
Giacomo 5:16-18
Raccontateveli tra di voi, che sia uno sconosciuto o a un’amico.
Raccontando a un’altra persona cosa mi turba, genero un confronto.
Esprimendo a voce alta quello che mi angustia posso riuscire a vedere il problema con maggiore chiarezza, lo posso anche alleggerire.
Nel confronto mi libero.
Sono riuscito a esternare quel tenevo dentro che mi dava pensiero e mi tormentava.
Ho avuto coraggio e me sono liberato.
Qui c’è tutta la bellezza della confessione, senza obblighi morali né vincoli religiosi, due entità che si confrontano a vicenda, elevandosi all’unisono verso una frequenza più alta.

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Wild Blessing