

L’effetto placebo.
Cos’è realmente? Spesso dico che è il più grande autogol della medicina, e ora ti spiegherò il perché!
Di cosa si parliamo qui?
Si parla di effetto placebo quando un paziente assume una sostanza inerte senza effetti farmacologici e si registra un miglioramento delle sue condizioni.
Questo miglioramento è indotto dalla aspettative positive del paziente.
Quindi viene naturale chiedersi, è davvero possibile guarire il corpo semplicemente cambiando modo di pensare?
Ci si può ammalare più facilmente se si coltivano pensieri negativi?
Scopriamolo insieme.
Una pillola zuccherina o un’iniezione di soluzione salina ed ecco che tutto cambia, la malattia migliora e le condizioni vanno verso la risoluzione del problema. Ovviamente non sempre.
L’etimologia del termine placebo deriva dal latino “io piacerò”.
Per decenni i medici prescrivevano trattamenti senza alcun dato clinico o riscontro strumentale.
La figura del medico o del farmacista ERA così rispettata che nessuno osava mettere in dubbio la sua validità.
Non venivano fatti studi per accertare cosa fosse efficace e cosa no.

Alla fine del XIX secolo iniziò a farsi largo l’idea di usare l’effetto placebo nella ricerca clinica.
L’articolo che segnò la storia dell’effetto placebo fu pubblicato nel 1955 dal Journal of the American Medical Association. Intitolato The powerful of placebo affermava che: quanto è vero che la somministrazione di farmaci faceva registrare dei miglioramenti, anche somministrando acqua salata o ingredienti inerti si ottenevano miglioramenti in un terzo dei casi.
Il trattamento con l’effetto placebo era registrabile non solo nella mente ma anche nel corpo, in modo concreto e misurabile con esami specifici.
Nell’immediato l’effetto placebo divenne un elemento imprescindibile della medicina moderna e nacquero i test clinici che ancora oggi vengono effettuati.
Oggigiorno uno studio scientifico per essere valido deve dimostrare che gli effetti curativi del farmaco devono superare quelli dell’effetto placebo.

La cosa che mi lascia sempre senza parole è che se nei test clinici una certa percentuale (magari anche piccola) di persone migliora solo perché CREDE di aver ricevuto un farmaco, allora questa reazione è provocata UNICAMENTE dalla mente.
Possono sembrare dati assurdi ma questi dati provengono da riviste scientifiche e di medicina.
Per ovvie ragioni l’industria farmaceutica si da un gran da fare per sminuire l’effetto placebo.
I pazienti che migliorano grazie al placebo infatti, diminuiscono le possibilità che un farmaco sia approvato.

Quando una pillola di placebo è in grado di far diminuire la pressione, rilassare la muscolatura o migliorare l’attività dei globuli bianchi viene naturale capire che non cambia solo il modo di percepire, ma anche la biochimica del nostro corpo.
Quindi è sufficiente una convinzione positiva per operare dei cambiamenti nel corpo?
Le spiegazioni possono essere differenti.
Il paziente viene informato che sta assumendo qualcosa per un determinato fine.
Sa che potrebbe essere un placebo, viene informato.
Ma l’aspettativa di aver ricevuto il farmaco vero e di vedere un miglioramento è più forte.
Questa convinzione porta a sentirsi diversamente e a innescare una serie di processi biochimici volti alla guarigione
Il cane di Pavlov non salivava solo all’odore del cibo, ma anche al suono della campana che lo precedeva.
Quindi se sei convinto che quando un camice bianco ti prescrive una pillola starai meglio, sarai condizionato a sentirti meglio anche se ricevi una compressa di zucchero.
L’assistenza di una figura autorevole e allo stesso tempo premurosa, fanno più da effetto placebo di una pillola di zucchero. Quando un paziente riceve attenzioni da una persona che reputa competente si sente già meglio perché “è in buone mani”
Non vogliamo credere all’effetto placebo?
In alcuni casi il disturbo si può risolvere da solo.
Il nostro corpo è in grado di autoguarirsi e di rispondere agli stimoli esterni.
Quindi placebo o farmaco il miglioramento sarebbe avvenuto in ogni caso

Finora ho parlato di effetto placebo in versione positiva, ma cosa succede se assumo qualcosa e sono convinto che mi faccia male?
Anche qui sono coinvolti aspettativa e condizionamento.
Per studiare l’effetto nocebo si inducono aspettative negative con la conseguenza di produrre uno stress nel soggetto. Nel momento dell’assunzione della pillola si innescheranno un vortice di pensieri capaci di creare sintomi inesistenti.

Prova a leggere il bugiardino di un farmaco prima di assumerlo.
Il bugiardo riporta tutti i possibili sintomi che quel farmaco POTREBBE causarti.
Leggere che un farmaco può indurti la nausea può fartela venire se i tuoi pensieri si concentrano solo su quella sensazione.
L’effetto nocebo si riscontra anche nei casi di diagnosi negative.
Se un medico ti comunica che peggiorerai nelle prossime ventiquattrore e che compariranno questo e quell’altro sintomo, come ti sentiresti?
L’effetto nocebo è molto studiato in quelle società in cui viene praticata la magia vodù.
In questi casi un estremo stress psicologico può portare a una situazione di una certa gravità, fino ad arrivare l’arresto cardiaco.
Quante volte mi sono sentito dire
“I fiori di Bach (o l’omeopatia) funzionano solo per l’effetto placebo”
Bhe… non sarebbe fantastico? Assumendo acqua e brandy o palline zuccherate avere dei miglioramenti?
Se così fosse si potrebbero risolvere tanti disturbi senza gli effetti collaterali dei farmaci!
Chi fa questa affermazione non si rende conto dell’autogol che si sta facendo, perché ammette allo stesso tempo che i rimedi funzionano, non per merito delle vibrazioni che contengono, ma per il potere della nostra mente!

Ecco ora conosci qualcosa in più sull’argomento effetto placebo, cosa ne pensi?
Indubbiamente il collegamento mente-corpo è forte e presente.
Questo a me personalmente porta a scegliere quali pensieri far albergare nella mia mente.
Non siamo fatti di sola materia, di recettori che rispondono a un meccanismo dose-effetto e di interruttori da spegnere dall’esterno.
Abbiamo un mondo dentro di noi, interamente da esplorare.
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Ci tengo a precisare che questo articolo non vuole in alcun modo sostituirsi al parere medico nè disincentivare nessuno verso l’utilizzo di farmaci.
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